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18 agosto 2008

Abbattimento marmotte a Bolzano

 

Scriviamo per difendere queste marmotte... non pensare... "scriveranno gli
altri" perchè c'è bisogno dell'aiuto di ognuno di noi. Basta guardare i TG
per capire la situazione nella provincia di Bolzano...
Leggiamo, scriviamo e diffondiamo questa email....
Mery Guarischi
Delegata Sezione OIPA Pavia
pavia@oipaitalia.com



La provincia di Bolzano ha deciso di abbattere più di 2000 marmotte (da
sempre per loro simbolo di attrattiva turistica). Una identica decisione era
da loro già stata adottata nello scorso anno, ma un riscorso l'aveva poi
resa nulla.

Facciamo sapere al presidente Durnwalder (cacciatore) e ai commercianti del
turismo cosa pensiamo di questa decisione:

Al Presidente della Provincia di Bolzano
dr Luis Durnwalder
presidente@provincia.bz.it
tel 0471 412222
fax 0471 41 2299
Alla camera di commercio di Bolzano
wifo@camcom.bz.it
All'Unione Commercio Turismo Servizi
info@verbandunione.bz.it

Questa e' un testo tipo:

In relazione alla notizia apparsa sul quotidiano La Stampa, in merito alla
decisione di aprire nei prossimi giorni la caccia alla marmotta, consentendo
l'abbattimento di più di duemila individui desidero esprimere il mio più
fermo dissenso.
Faccio  presente 1) che la marmotta è in Italia specie protetta dal 1992, 2)
che il TAR ha condannato analoga deroga del 2007; 3) che le ragioni addotte
per l'abbattimento, cioè che le marmotte vezzeggiate dai biscotti dei
turisti abbiano sviluppato denti troppo lunghi e quindi danneggino gli
alpeggi, non sembrano sostenibili.
L'Alto Adige, per indulgere ai desideri dei cacciatori, sta perdendo
attrattiva per moltissime persone che, disgustate da episodi come quello
dell'abbattimento del tutto non necessario del cervo e dalle continue
deroghe alle leggi europee anche per quel che riguarda gli stambecchi, non
intendono più trascorrervi le loro vacanze.
Distinti saluti.

Questo è l'articolo de La Stampa di oggi 18 Agosto 2008 che spiega la
situazione:

Via alla strage delle marmotte
L'Alto Adige abbatte i roditori: devastano gli alpeggi. Il Wwf: sono animali
protetti, ricorreremo al Tar
ANNA SANDRI
L'amministrazione provinciale di Bolzano ha dato il via libera: nei prossimi
giorni circa 4.000 cacciatori abbatteranno poco più di 2.000 marmotte.
Inevitabili le polemiche e gli appelli di animalisti e villeggianti. «Le
marmotte - spiega il presidente della Provincia (e cacciatore), Luis
Durnwalder -, stanno minando i verdi prati degli alpeggi destinati al
pascolo e le tane rischiano di rompere l'equilibrio della flora». Il
censimento delle marmotte a Bolzano si è appena concluso. «In tutta la
provincia - ha sottolineato Giorgio Carmagnola, responsabile dell'ufficio
caccia - sono stati censiti 44.118 esemplari; di questi, 25.580 stanno
provocando i maggiori danni ai pascoli. Da qui l'esigenza di dare il via
alla caccia».
La stagione venatoria aprirà il 1° settembre. Da notare che nel resto
d'Italia la marmotta è una specie protetta, come sancisce una legge del
1992. Bolzano è finita al centro di polemiche, recentemente, per
l'abbattimento a colpi di pistola di un cervo, finito tra i turisti nel
centro della città: l'ufficio caccia non aveva fucili in grado di sparare
dardi con anestetico. Che tu sia stambecco o marmotta, quando ti svegli
comincia a correre altrimenti a sera non ci arrivi. La saggezza della savana
può funzionare in Alto Adige, dove la vita è dura per le specie protette: di
anno in anno, di deroga in deroga alle leggi nazionali e sovranazionali,
animali che altrove sarebbero guardati con rispetto e contati con scrupolo
finiscono nel mirino dei cacciatori.
Quest'anno la voce degli animalisti si alza più forte perché è fresca la
ferita del cervo abbattuto a colpi di fucile e di pistola in un garage del
centro di Bolzano: era arrivato per sbaglio in città, impazzito di paura per
le decine di pattuglie che lo inseguivano con tanto di sirene si era
rifugiato nel sotterraneo e lì, siccome non si trovava un fucile da armare
con anestetico, era finito in un bagno di sangue. Un caso clamoroso, per il
quale si dice abbiano pagato anche gli albergatori della zona che si
sarebbero visti arrivare non poche disdette di prenotazioni da parte di
clienti disgustati.
Dopo il cervo, le marmotte e gli stambecchi.
Per le marmotte la stagione dei pallini si aprirà a giorni: sono troppe e la
Provincia ha deciso di concedere la caccia in deroga a tutti quei Comuni
che, in misura diversa, ne hanno fatto richiesta. I roditori sono sotto
accusa perché devastano gli alpeggi e li sforacchiano con le loro tane. Una
leggenda metropolitana dice che la loro aggressività sia dovuta anche al
troppo ravvicinato contatto con l'uomo: nutrite a pezzi di pane e
biscottini, le marmotte avrebbero smesso da tempo di fare il loro mestiere
di roditori, e avrebbero di conseguenza incisivi lunghi e dannosi.
«Questo non è dimostrato - dice Roberto Maistri, responsabile del Wwf per la
Provincia di Bolzano -, mentre è vero che tra qualche giorno sparare alle
marmotte non sarà reato, il che fa dell'Alto Adige un posto davvero unico. È
così da anni, le nostre proteste e i nostri ricorsi ci servono solo per la
soddisfazione morale: quando il Tar ci dà ragione, le bestie sono già da
mesi morte e imbalsamate, a fare da soprammobile nei salotti dei
cacciatori».
Stessa sorte per gli stambecchi. In Alto Adige erano estinti, nei primi anni
Ottanta si è deciso di ripopolare. Ancora Maistri: «Li hanno fatti arrivare
da Valle d'Aosta e Piemonte. Oggi dovrebbero essere circa duemila ma sono
solo 7-800, perché ogni anno c'è la deroga a una legge europea e ne fanno
abbattere 70 o 80. Mica li mangiano: gli basta il trofeo«.
La caccia è una passione dilagante; il primo dei praticanti è Luis
Durnwalder, presidente della Provincia e assessore alla Caccia, proprio lui
che firma le deroghe. Poi, su 5 mila e 400 tesserati, ci sono le donne: sono
200, vestono completini di loden dei più tradizionali con tanto di cappello
con la penna, e si dice amino posare in foto con le loro prede.
Eppure proprio su queste stesse montagne l'orso Bruno aveva salvato la
pelle: spadroneggiava negli ovili e nessuno gli ha torto un pelo; appena ha
passato il confine lo hanno buttato giù come una sagoma da luna park.
«Verissimo - conferma Maistri -, ma la Provincia pagava agli allevatori i
danni provocati da Bruno perché avevamo addosso gli occhi di tutta Italia,
era una questione di immagine, non certo di attenzione per l'animale».
«Anche quest'anno sarà il solito teatrino - prevede Claudio Calissoni della
Lav -. Le associazioni animaliste chiederanno alla Provincia e ai vari
Comuni la lista delle deroghe. Loro ci manderanno una montagna di
incartamenti, migliaia di carte. Noi dovremo esaminarle una a una fino a
trovare quelle incriminate. A quel punto presenteremo ricorso al Tar che,
come ha fatto l'anno scorso, annullerà il decreto provinciale di deroga, ma
sarà troppo tardi. La sentenza nel 2007 è arrivata a maggio per la caccia
dell'autunno precedente».
Gli ambientalisti vorrebbero una cosa: «Chi firma la deroga paghi di tasca
propria gli avvocati per presentarsi al Tar. Che paghino i cittadini è
davvero troppo».


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